Maternità e lavoro: scateniamo l'inferno

Maternità e lavoro: ora scateniamo l’inferno!

Mi piace chiacchierare on line sui social. Frequento diversi gruppi che riguardano argomenti di vario genere. Di solito sono ispirati a temi femminili, sia perché sono una donna sia perché il mio target professionale è, tendenzialmente, femminile. M’imbatto quindi abbastanza spesso in persone che all’interno di un gruppo, ad esempio quello delle appassionate di cartoleria o di quadri d’autore, raccontano fatti della loro quotidianità. L’argomento in questo caso specifico era “donne con figli e lavoro”.

Un’imprenditrice lamentava il fatto di aver colloquiato, per una posizione aperta, una donna che ha messo subito le mani avanti dicendo che “aveva un figlio fra i piedi” e “non sapeva se sarebbe riuscita a gestire tutto”. L’imprenditrice raccontava di aver fatto fatica a tirare fuori le competenze di quella donna, nonostante ne avesse diverse! E si chiedeva se la “colpa” non fosse della nostra società maschilista che ci spinge a preoccuparci di questa tematica ancor prima di arrivare ad un colloqio.

Da lì si è scatenato un susseguirsi di commenti su quanto sia difficile in Italia trovare lavoro se hai dei figli. Le aziende spesso ti scartano a priori perché sei in età fertile, alcuni ti fanno firmare dimissioni in bianco, altri ti dicono apertamente grazie e arrivederci. Insomma, una vera tragedia greca in piena regola. Chi più era stata ferita (da pseudo imprenditori che proponevano fogli in bianco) ovviamente era particolarmente aggressiva ed incattivita.

Questo scambio di battute mi ha ispirato questo post. E so di toccare un argomento molto delicato e di poter scatenare un inferno! E’ utile affrontare questi argomenti perché spesso noi donne ci nascondiamo dietro i nostri figli! Olè!

Da selezionatrice posso dire di aver “maledetto” anche io donne che si sono approfittate di una assunzione per sparire il giorno dopo in maternità a rischio. E ne ho conosciute diverse. E non avevano ragione di comportarsi in quel modo. Quindi smettiamola di fare le derelitte ad ogni costo. Anche noi, come categoria, abbiamo la nostra parte di responsabilità.

Inoltre, care ragazze, dobbiamo imparare a VENDERCI nel migliore dei modi! E’ self marketing! Il che non significa inscenare un ruolo non nostro né tantomeno mentire o svendersi. Significa semplicemente diventare più consapevoli dei nostri punti di forza! Significa organizzarsi e dimostrare alle aziende di saperlo fare, anche con i figli a carico.

Non possiamo presentarci ad un colloquio dicendo per prima cosa che abbiamo dei figli, soprattutto se questo non ci viene chiesto. E non importa se pensi che in questo paese la maggior parte delle aziende discrimini le donne: potresti essere di fronte all’unica azienda che non discrimina nessuno (e ce ne sono tante ) e tu sei lì a lamentarti, a sminuirti, a darti la zappa sui piedi!

Che tu abbia figli o no, cerca di sottolineare cosa sai fare e cosa vuoi fare. Non i tuoi limiti! I figli non sono un limite. Sono un dono e non sono necessariamente un ostacolo alla tua realizzazione professionale. E non lo sono nella misura in cui tu riesci ad organizzarti!

Ovviamente incontrerai aziende più sessiste che indagheranno su certi aspetti. Beh, in quel caso ricorda che tu sei parte attiva del processo di selezione e se un’azienda sottolinea certi aspetti di genere forse non fa al caso tuo! Non è ciò che cerchi. Vai oltre e continua a cercare!

Sei tu che decidi di dare importanza a tutto ciò che senti in giro… focalizzando la tua attenzione sulle storie negative che senti (mia cugina scartata, mia sorella disperata e così via). Non portare problemi dove non è detto che ci siano!

Poi, sono d’accordo che nel nostro Paese le donne facciano più fatica e che siamo ben lontani dal tipo di approccio del Nord Europa, dove persino l’uomo ha la paternità con astensione OBBLIGATORIA e questo pone donne e uomini allo stesso livello.

Dobbiamo smetterla di aspettare che a cambiare siano sempre gli altri. Anche perché è molto difficile controllare il resto del mondo. Se desideriamo un cambiamento dobbiamo partire dal nostro.

Iniziamo noi a portare il cambiamento che vogliamo nel Mondo. Tante aziende non lo capiranno, tante altre si. E il mondo del lavoro conoscerà finalmente la straordinaria potenza creativa di una mamma. Quella potenza che posta al servizio di un’azienda seria può generare profitto per tutti.

Essere mamme non significa essere PROFESSIONISTE DI SERIE B. Iniziamo a crederci noi per prime!

 

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, Mamma lavoratrice, che forse senti questa fatica.

Danila Saba
info@danilasaba.it

Aiuto le donne a raggiungere il benessere professionale che meritano attraverso scelte consapevoli, intenzionali. Supporto le aziende che vogliono raggiungere il benessere organizzativo e veicolare i cambiamenti mantenendo.

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