Come usare a tuo vantaggio le 4 paure del Selezionatore

Nella ricerca del lavoro spesso ci si chiede che cosa passi nella testa del selezionatore quando sosteniamo un colloquio.  Questo tipo di quesito sorge soprattutto quando siamo sottoposti a domande che riteniamo difficili, alle quali apparentemente non sembra esistere risposta sensata. Per cui, nella nostra testa, gira ed urla a gran voce questa domanda “ma che diamine ha in mente questo qui??? Che domande mi sta facendo?”.

In realtà chiedersi cosa abbia in mente un selezionatore, quali siano le sue paure, è una domanda molto pertinente. E trovare una risposta potrebbe essere utile per cambiare approccio nell’affrontare i colloqui, per rendere la nostra prestazione più funzionale e magari portare a casa un obiettivo raggiunto: hanno scelto te.

Anzitutto iniziamo a pensare che chi fa selezione è un ESSERE UMANO. Non uno stregone con lo scettro del potere fra le mani che aspetta solo l’arrivo del suo Zerbino di Fiducia. Ok? Quindi, prima cosa da tenere a mente è che LA SELEZIONE è UNO SCAMBIO fra PERSONE. Lo so che stai pensando che comunque lui ha il coltello dalla parte del manico, che tanto decide e basta… beh.. è vero solo in parte. Anche lui ha i suoi bei grattacapi.

Infatti, il caro vecchio buon Selezionatore si porterà nel cuore alcune preoccupazioni, esattamente come le hai tu che sei davanti a lui e stai affrontando il colloquio. Partiamo da due importanti presupposti:

  • Lui dovrà sempre rendere conto ad un cliente. Tale cliente potrà essere interno (cioè il suo capo che gli sta con il fiato sul collo perché DEVE chiudere la selezione velocemente e efficacemente) oppure esterno (l’azienda cliente che gli chiede il Supereroe e lo vuole per ieri). CI SARA’ SEMPRE. Quindi, anche il nostro selezionatore avrà il suo bel da fare per sbrogliare la sua matassa.
  • Lui sa bene quanto sia grave mettersi in casa la risorsa sbagliata più che lasciar scappare quella giusta! Per cui tenterà, nella sua mente inconscia e conscia, di distruggere la tua immagine proprio in nome di questo errore gravissimo in cui potrebbe inciampare. NON E’ UNA QUESTIONE PERSONALE nei tuoi confronti, è questione di salvare la pelle!

Ciò che puoi fare tu di veramente furbo è avere chiaro quale groviglio sta dietro quella faccia apparentemente impassibile e fornire risposte che lo rassicurino sull’essere di fronte alla SOLUZIONE a TUTTI i suoi problemi.

Quali saranno le sue inconfessabili paure? E, di conseguenza, su cosa indagherà maggiormente?

  • Non saprai svolgere bene il lavoro che ti offre o non sarai in grado di imparare velocemente le mansioni per le quali ti stai proponendo. Quindi, il suo capo gli farà la testa a pallone sul perché ha proposto proprio te che non sei la risorsa adeguata al contesto! Le domande per scardinare questa paura verteranno tutte sulle tue CAPACITA’. Cerca di rassicurarlo che sei all’altezza del ruolo per competenza tecnica e comportamentale.
  • Sei lì a colloquio ma non desideri svolgere quel tipo di lavoro. Sei lì perché è l’unico colloquio che ti hanno proposto e tu hai bisogno di lavorare. O magari ti piace il lavoro ma vorresti svolgerlo in un’azienda più grande/più piccola/più internazionale/più padronale ecc. Le sue domande, in questo caso, verteranno tutte a valutare la tua MOTIVAZIONE. Perché se tu non sei motivata con molta probabilità te ne andrai presto e il suo capo lo aspetterà al varco per fucilarlo pubblicamente per il tempo e il denaro perso a formarti. Fagli capire che tu vuoi fare proprio quel lavoro lì con loro e con nessun altro.
  • Non riuscirai a inserirti nel gruppo di lavoro né a collaborare con i colleghi. Le domande per sconfiggere questa paura vertono tutte a valutare la qualità delle tue RELAZIONI. Se sei un lamentosa o puntigliosa che ha da ridire su qualsiasi cosa, che si azzuffa per i risultati delle partite di calcio oppure tiene il muso perché non ha trovato l’abito della sua taglia all’ultima vendita promozionale (a differenza della tua collega super in forma!) è probabile che tu possa arrecare ben più di qualche danno in termini di vivibilità aziendale. Soprattutto quella del Selezionatore. Fai esempi di te stessa inserita in contesti positivi dove il fil rouge è la collaborazione e la disponibilità verso l’altro e l’azienda.
  • Hai un sacco di problemi personali (sei divorziata, stai cambiando sesso, sei malata, sei depressa, hai 10 figli) che ti impediranno di fare ciò che la mansione richiede (tipo non farai straordinari se richiesti o non potrai fare nemmeno una trasferta di un giorno). Qui il selezionatore valuterà ogni tuo VINCOLO. Quindi, se vuoi rassicurarlo in merito, evita di dirgli che hai appena finito la terapia psicoanalitica. Non c’è nulla di male, ma parlarne proprio con lui non è funzionale al tuo obiettivo. Piuttosto, se hai vincoli, racconta di come tu li abbia affrontati e risolti.

Ecco, ora questo povero selezionatore ti sta un pochino più simpatico? Spero di sì. Io l’ho fatto per diversi anni e ti posso assicurare che è uno “sporco lavoro”, sempre sospeso fra due fuochi.

E ora chiediti se quelle strane domande che ti hanno rivolto non rientrino invece in una di queste quattro aree… Ora saprai come rispondere!

Mettiti nei suoi panni, vivi empaticamente la sua posizione per qualche istante e poi dai il meglio di te rassicurandolo realmente (e onestamente… non barare, tanto non serve!) sulle sue paure. Se sarai all’altezza della situazione (per competenze e potenzialità)… il lavoro sarà tuo! E lui magari avrà quella promozione giunta proprio dopo l’inserimento, azzeccato, di una risorsa come te.

Aspetto di sapere cosa ne pensi e se aggiungeresti qualche altra paura.

Danila Saba
info@danilasaba.it

Aiuto le donne a raggiungere il benessere professionale che meritano attraverso scelte consapevoli, intenzionali. Supporto le aziende che vogliono raggiungere il benessere organizzativo e veicolare i cambiamenti mantenendo.

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